domenica 8 marzo 2015

Philipe Sidney



Quest'uomo dall'aspetto elegante, dal viso sottile e i lineamenti delicati, dai capelli color rame, considerato "estremamente bello" da alcuni, troppo "pomposo" da altri, fu poeta e uomo di corte, viaggiò, combatté, aprì le porte ai poeti, essendo, sebbene non ricco, prodigo protettore dei letterati, scrisse i sonetti più belli tra quelli che precedettero Shakespeare, influenzò la critica letteraria, a cominciare da quella del grande Shelley, cercò di modellare il proprio comportamento sull'ideale di uomo concepito dal nostro umanista Castiglione e, giunto a Venezia, volle farsi ritrarre da Paolo Veronese, mentre a Padova fece sua la tradizione del sonetto petrarchesco. Uomo che possedette tutte le doti cavalleresche richieste dalla concezione umanista, era fiero nel comportamento e coraggioso , abile ed agile nei tornei, cortese ed eloquente in amore. Non a torto Spencer lo chiamò "Presidente della nobiltà e della cavalleria".
Philip Sidney fu senz'altro uno degli uomini più interessanti ed importanti dell'età elisabettiana.
Nato da illustre famiglia il 30 novembre 1554, il giovane Philip poteva legittimamente vantare la sua appartenenza ad una nobiltà d'eccezione: la madre Lady Mary Dudley era figlia del duca di Northumberland, colui che aveva governato l'Inghilterra durante il regno di Edoardo VI ed il padre era Sir Henry Sidney, Presidente del Galles e per ben tre volte deputato d'Irlanda. Ma non solo: Il suo nome di battesimo, Philip, gli deriva dall'aver avuto come padrino lo stesso Filippo II. Sembra poi che lo zio materno Robert, Robert Dudley, fosse stato uno dei favoriti della regina Elisabetta.
Educato ad Oxford, Philip, ancor prima di concludere il suo corso di laurea , fu inviato a Parigi, poi in Germania, Olanda, Polonia , Austria, Ungheria, Italia.... Strinse un'amicizia che durò tutta la sua vita con uno dei capi degli Ugonotti, ma fu sempre di idee protestanti. Si sposò e si trasferì in Francia; due anni dopo la regina Elisabetta volle inviarlo in aiuto dei ribelli olandesi contro la Spagna. Fu dunque nominato governatore di Flushing. Guidò i suoi uomini alla presa di Axel, ma a cagione del suo stesso grande ardimento, essendosi aperto il varco galoppando tra le fila nemiche, fu ferito ad una gamba e dopo giorni di sofferenze morì. Per Spencer era scomparso la " meraviglia della nostra epoca".
I funerali si svolsero a Londra, dove Philipe Sidney ebbe onori pari a quelli tributati a Nelson. E' sepolto a Saint Paul.
" La speranza di tutte le persone colte e il protettore della mia giovane musa", come lo appellava Spenser, ebbe il grande merito di aver ben saputo esprimere il cambiamento dei tempi, quale ormai andava verificandosi anche nella elisabettiana Inghilterra, quello cioè di una classe aristocratica che, un tempo restia persino ad imparare a leggere e scrivere, ora proteggeva gli artisti ed essa stessa diventava artista in alcuni dei suoi rappresentanti. Egli fu il difensore della poesia e aprì le porte alla nuova generazione artistica che doveva vedere risplendere l'astro di Shakespeare.
Nel suo Defence of poesy, prendendo come riferimento Aristotele a i critici letterari italiani, Philip Sidney definisce la poesia un'arte che allieta ed insegna. "Il filosofo e lo storico,- egli affermava, - l'uno attraverso il precetto, l'altro attraverso l'esempio, raggiungono la meta, ma entrambi devono poi fermarsi, poiché l'uno poggia la sua scienza sull'astratto e sui principi generali, l'altro, privo di principi, è legato più a quel che è invece che a quel che dovrebbe. Né il filosofo né lo storico riescono a trasmettere, pertanto, un insegnamento.
La poesia, secondo lui, ha in sé tutta la letteratura: dramma, narrativa, versi. Infatti egli non si limitò a scrivere sonetti, ma scrisse , oltre alla difesa della poesia, l'Arcadia seguendo le orme del Sannazzaro, e Astrophel and Stella, l'amante della stella e la stella. Seguì anche lo stile petrarchesco e scrisse sonetti ritenuti i più belli prima di quelli di Shakespeare.
Come questi, in cui anche la luna è malata d'amore:
Con qual tristi passi, o luna, ascendi i cieli,
come silente, e con qual mesto viso!
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Dimmi allora, o mia compagna Luna,
se costanza d'amore è follia?
Se le beltà di lassù sono pur esse sì fiere?
Consentono all'amor d'essere amato,
o irridon gli amanti posseduti d'amore?
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