martedì 12 aprile 2016

una delle battaglie decisive della seconda guerra mondiale.


LA GUERRA DEL DESERTO



All’inizio della guerra, gli alleati (Francesi ed Inglesi) ritenevano che per loro sarebbe stato più utile lanciare un’offensiva contro l’Italia piuttosto che contro la Germania, in Africa settentrionale, infatti la colonia italiana di Libia era chiusa tra i Francesi in Tunisia e gli Inglesi in Egitto. La caduta della Francia, nel giugno del 1940 fece svanire questa prospettiva. Ora che la marina francese era fuori causa, la flotta inglese, da sola, era troppo debole per dominare tutta la rotta mediterranea da Gibilterra all’Egitto. L’importanza del Medio Oriente era data dal petrolio del Golfo Persico. La sua perdita avrebbe costretto la Gran Bretagna a dipendere dal petrolio americano, che andava pagato in dollari.
La minaccia più diretta e grave al petrolio era rappresentata dall’esercito italiano di Libia forte di trecentomila uomini; e il posto più adatto per pararla era l’Egitto. Gli Inglesi possedevano il porto di Alessandria, che era la base della flotta e controllavano il Canale di Suez, che costituiva l’uscita di emergenza; ma dal punto di vista della strategia terrestre l’Egitto bloccava le strade che portavano sia al Golfo Persico sia alla Turchia. Conservando l’Egitto si tenevano i nemici fuori dalla porta dei giacimenti petroliferi del golfo. Tutta la campagna nordafricana dal 1940 al 1943 scaturì dunque dalla necessità di difendere i giacimenti petroliferi del Golfo Persico.
La zona desertica in cui furono combattute le battaglie del 1940-1942 si estende per circa 650 km, da El Alamein a est a Derna a ovest. Gli eserciti si combattevano nella monotona distesa di sabbia e sterpaglia, cui era necessario fare affluire viveri, rifornimenti ed acqua. Lunghe colonne di camion, da un punto all’altro, sostenevano le truppe combattenti mentre depositi e acquedotti provvisori erano esposti alle forze corazzate nemiche. La campagna del deserto fu un episodio unico nella storia del conflitto: fu la guerra nella sua espressione più pura, senza la presenza di civili e di centri abitati se non lungo la costa.
Appena l’Italia entrò in guerra, l’11 giugno 1940, puntate offensive e imboscate sul suo territorio libico affermarono subito la superiorità degli Inglesi. Il comandante italiano era il maresciallo Rodolfo Graziani, che Mussolini incitava ripetute volte ad avanzare, mentre lui era riluttante, perché voleva prima raccogliere scorte sufficienti. Era sua intenzione marciare sul delta del Nilo. Ma Graziani non arrivò mai, invece furono gli Inglesi a preparare l’offensiva. Il primo ministro inglese Winston Churchill, benché la Gran Btretagna fosse minacciata dall’invasione tedesca, volle rischiare d’imbarcare truppe per il Medio Oriente. In quei giorni in Africa Orientale il Duca d’Aosta e le sue truppe furono tagliati fuori dai rifornimenti e da ogni possibilità di soccorsi e di rinforzi dall’Italia. Gli Italiani, in Africa, avevano carri armati che non erano un gran che, ma i pezzi di artiglieria erano il doppio di quelli inglesi. Durante quelle battaglie furono presi ben 38.000 prigionieri italiani, oltre i caduti e le armi venute in possesso del nemico. Di battaglia in battaglia, una campagna cominciata come un piano di difesa dell’Egitto ( da parte degli Inglesi) puntava adesso alla distruzione della potenza italiana prima in Africa e poi forse sul territorio nazionale. Ma la situazione cambiò quando il 12 febbraio 1941 arrivò a Tripoli il tenente generale Erwin Rommel, soprannominato poi “la volpe del deserto”, che molto prima che lo stesso comando supremo tedesco avesse mai immaginato, attaccava gli Inglesi con rapidità e agilità sbalorditive e di vittoria in vittoria si fermò subito dopo la frontiera egiziana solo perché aveva esaurito le scorte.
Da quel momento in poi il duello con Rommel nel deserto occidentale avrebbe sempre più affascinato gli Inglesi, e in special modo il primo ministro Churchill. Il deserto occidentale era il solo posto in cui l’impero britannico potesse battersi con la Germania su un fronte terrestre e si voleva riportare una grande vittoria sulle forze corazzate di Rommel. Per gli Inglesi le prospettive non erano buone: il loro esercito aveva cominciato ad addestrarsi nelle moderne tecniche della guerra corazzata con cinque anni di ritardo rispetto ai Tedeschi e non aveva perciò la loro esperienza operativa. Winston Churchill continuava ad esortare i comandanti ad attaccare, senza capire fino in fondo la fragilità dell’esercito. I primi insuccessi degli Inglesi furono dovuti alla superiorità tattica dei Tedeschi e alla inesperienza inglese; gli Inglesi, per esempio, caricavano secondo lo stile dell’antica cavalleria, mentre i Tedeschi restavano sulla difensiva, attirando il nemico davanti alle loro batterie anticarro. A poco a poco l’ostinazione inglese ebbe ragione del nemico e costrinse i Tedeschi a ripiegare. Ma l’ attacco giapponese facendosi sempre più violento, due divisioni inglesi dovettero abbandonare l’Africa per correre in aiuto agli americani; Rommel ne approfittò dando prova ancora una volta della sua tempestività e agilità, sbaragliando la nuova divisione appena arrivata dalla Gran Bretagna. Con il bluff e il rischio Rommel, la volpe del deserto, avanzò di vittoria in vittoria, tanto che la disfatta inglese sembrava ormai certa. Rommel entrò in Egitto e l’Egitto stesso e tutte le posizioni inglesi nel Medio Oriente sembravano minacciati dalla catastrofe
Comandante in capo dell’ Africa Korps, il corpo di spedizione tedesco in Africa settentrionale, Rommel si spinse con alterna fortuna fino ad El Alamein. La sua cavalleresca condotta di guerra venne riconosciuta anche dagli avversari.
Ad El Alamein, una prima battaglia ebbe uno svolgimento molto fluttuante: essa fu infatti soprattutto un scontro di volontà di due generali. In questa prima battaglia furono impiegate anche le forze della fanteria italiana. Contro di loro furono sferrati in pochi giorni ben sei attacchi, tanto che Rommel per scongiurare il collasso completo del fronte, fu costretto a far scendere nel campo anche le sue ultime riserve di Tedeschi. I contrattacchi britannici furono anch’essi un fallimento, perché la fanteria britannica veniva massacrata dalle truppe corazzate tedesche, dato che i carri armati inglesi non intervenivano in tempo e dato che le condizioni delle comunicazioni radio erano pessime.
Anche se Rommel non fu costretto alla ritirata, la prima battaglia di El Alamein aveva salvato l’Egitto e il Medio Oriente.
Fu quella una delle battaglie decisive della seconda guerra mondiale.
Nel frattempo i governi inglese e americano avevano preso una importante decisione strategica. Invece di tentare l’invasione della Francia nel 1942, impresa che appariva disperata con le truppe e i mezzi disponibili allora, gli alleati sarebbero sbarcati nell’Africa settentrionale francese e avrebbero liberato tutta la costa africana del nord. Ciò avrebbe reso tranquillo al traffico alleato il Mediterraneo e nello stesso tempo accontentato Stalin con l’apertura di un secondo fronte. Con l' occupazione dell’Algeria e della Tunisia  il contesto della guerra nel desertomutò. Lo stesso Churchill si recò al Cairo per incontrarsi con il capo dello stato maggiore. Essendo stato abbattuto l’aereo che riportava il generale inglese al Cairo ed essendo questi morto, per una strana coincidenza del destino, fu nominato generale Montgomery, uomo di leggendaria eccentricità e di intransigente professionismo. Non aveva mai avuto comandi sul campo, non aveva mai avuto ai propri ordini masse di forze corazzate, ed era nuovo al deserto, ma aveva una brillante chiarezza di idee e una visione molto realistica delle possibilità di uomini e di truppe; aveva inoltre una capacità ineguagliabile di ridurre le questioni più complicate ai loro elementi più semplici. Egli seppe valutare con cura la situazione bellica, seppe organizzare le strategie adatte ad affrontare il nemico e nella seconda battaglia di El Alamein riuscì a sfondare il fronte nemico fino a giungere a Tripoli.

Il 23 ottobre del 1942, allorché l’ VIII armata del generale Montgomery iniziò l’offensiva da El Alamein, si iniziò il nuovo corso della guerra.

 rosalia de vecchi

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