venerdì 17 gennaio 2014

Wilhelmina Charlotte Caroline, regina di Gran Bretagna,








Voltaire disse di lei:
 “ è certamente nata per incoraggiare le arti e per il bene della razza umana…..E’ un’amabile filosofa seduta su un trono.” .

Una moglie, che un re amò “teneramente”, pur assecondando i costumi  dei regnanti, i quali  non seppero o non vollero mai rinunciare, per  piacere o per  prestigio, o per l’uno e l’altro insieme, alla compagnia di avvenenti amanti. Una moglie della quale il re, suo sposo, non smise mai di rispettare e onorare l’intelligenza, l’eccelsa cultura, la passione per le arti, il raffinato mecenatismo e le pronunciate capacità di governo, a tal punto che durante le sue assenze, la lasciava arbitra delle scelte e delle decisioni  della politica del suo regno, sia pur coadiuvata in quest’arte difficile dal fidato Walpole. Una donna destinata a regnare e perciò educata fin dalla più tenera età nei salotti più  raffinati del suo tempo, e più  celebri per  l’eccelso valore dei suoi frequentatori.  Questa donna, Wilhelmina Charlotte Caroline, regina di Gran Bretagna, fu moglie di Giorgio II. d’Inghilterra.  Nata in Hannover il 1 marzo del 1683, Carolina di Brandenburgo - Ansbach era figlia del margravio Federico del Brandeburgo e della  Principessa Eleonora Erdmute Luisa di Sassonia-Eisenach, seconda moglie del padre. Rimasta orfana ancor piccola, si trasferì alla corte di Charlottenburg, dalla nonna Sofia Carlotta, sorella di Giorgio I e prima regina di Prussia, crebbe tra filosofi e teologi protestanti, conobbe il grande Leibniz e lei stessa s’interessò e disputò di filosofia, assurgendo a posizioni di spregiudicato liberalismo e di “scandalosa”tolleranza religiosa.
 Non esitò a rifiutare la richiesta di matrimonio dell’Imperatore del sacro Romano Impero, di quel Carlo VI, sposando il quale sarebbe diventata regina della Cattolica Spagna: a lei, infatti, non interessavano né il regno di Spagna né tanto meno il Cattolicesimo. Incontrò in quello stesso periodo Giorgio Augusto, il giovane Principe Elettore dell’Hannover, il “piccolo rubicondo”, come lo dice Thackeray nel suo“The Four Georges”, che divenne poi re Giorgio II. I due principi si sposarono nel 1705.
Alla corte inglese, Carolina, dall’aspetto massiccio e senza grazia ma aperta e cordiale, di raffinatissimo gusto letterario e musicale e di appassionato interesse filosofico scientifico, intelligente e colta, amante del potere e  straordinariamente capace nell’arte del buon governo, in breve tempo si conquistò le simpatie di tutti, dell’aristocrazia e del popolo.  Trasformò la corte in un salotto culturale, cui ebbero accesso spiriti eminenti quali: Newton, Bwerkeley, Pope, Chesterfield, Handel…. Fu lei che  non abbandonò mai  il grande Handel, sostenendolo quando il re  e il pubblico lo abbandonavano, incoraggiò la vaccinazione, salvò dalla miseria una figlia di Milton…. finanziò e protesse i talenti giovanili,  si preoccupò di assicurare libertà religiosa anche  ai giacobiti scozzesi, si dichiarò favorevole al finanziamento di stato della chiesa per assicurare moralità e tranquillità  all’Inghilterra.
Carolina  amata e rispettata da tutti divenne una delle donne più influenti e potenti: re Giorgio la nominò Guardian of the Kingdom of Great Britain, titolo che di fatto la faceva reggente del trono tutte le volte che il re era assente.
Madre di numerosa prole e sposa fedele,  Carolina morì nel 1737 ancora giovane  a causa di un’ernia; il suo spiccato senso dell’umorismo si rivelò  anche in punto di morte, quando, dopo aver raccomandato al marito di risposarsi, alla sua risposta:“ No, avrò delle amanti.” , si dice che lei abbia esclamato: ”Oh! Ma questo non te lo impedisce!”.
Si dice anche che Giorgio abbia pianto molto la sua regina e sul suo conto abbia pronunciato lusinghieri e sinceri giudizi.  Egli volle che alla sua morte le sue spoglie fossero disposte nella stessa bara  della moglie, nell’Abbazia di Westminster.

 © rosalia de vecchi


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