lunedì 30 giugno 2014

Amna






"L'amore è la nostra vera essenza, l'amore non ha limitazioni di casta, credo, religione, razza o nazionalità, siamo tutti delle perle infilate sullo stesso filo dell'amore. Risvegliare in noi la coscienza di questa unità e diffondere l'amore che è la nostra natura intrinseca. Ecco il vero scopo dell'esistenza umana."

- Amma



Mata Amritanandamayi, nota al mondo di oggi col nome di Mata, nasce in un remoto villaggio nello stato del Kerala, nel sud dell’India il 27 settembre 1953. Era ancora una bambina e, come più spesso che non si creda avviene ai bambini, anche lei si chiedeva: perché la povertà? Restava, anche lei, come molti altri bambini nel mondo, attonita di fronte alla sofferenza umana. Nei luoghi della sua infanzia, ebbe occasione di frequentare i pescatori e di osservarne la vita con tutte le sue difficoltà; la pesca era l'unica fonte di sostentamento per la gente di quelle terre, ma spesso i pescatori tornavano dalla pesca a mani vuote; ciò per loro e le loro famiglie significava patire la fame! Anche la sua vita di fanciulla ebbe i suoi oneri: era suo compito infatti occuparsi delle bestie e, per sfamare le mucche e le capre che possedeva la sua famiglia, faceva quotidianamente il giro di circa una trentina di case al fine di raccogliere un buon pasto da dar loro a base di bucce di tapioca e di avanzi di altri alimenti. Ma Mata, andando di casa in casa, ebbe modo di sperimentare l'umana sofferenza: la vecchiaia, la solitudine, l'infermità, la miseria.... Fu di fronte a questi casi dolorosi della vita che la giovinetta manifestò già allora la sua indole generosa e la sua predisposizione alla Compassione e all'Amore. Lei stessa dichiara di aver sempre avuto la certezza dell'esistenza di una Realtà superiore e di aver avvertito in se stessa, fin dall'infanzia, un flusso d'Amore per tutti gli esseri. Infatti, durante quegli anni di cui qui si sta dicendo, Mata soccorreva tutte le volte che poteva gli infermi e le persone bisognose che incontrava nelle case nelle quali entrava per la sua questua. Spesso portava a casa qualcuno di loro per un bagno ed un pasto caldi o sostava con altri per far loro compagnia o per pregare insieme. Osservava con profondo dolore che la povertà e la durezza della vita quotidiana rendeva i giovani egoisti e aspri nei confronti dei vecchi genitori, gli stessi che avevano tanto amato quando erano stati giovani, e si domandava perché tanta assenza d'Amore nel mondo! Cominciò proprio in quel tempo il suo ritirarsi nella meditazione, cosa che irritava le persone della sua famiglia, che non la rimproveravano per le sue pratiche ascetiche e che, nella loro ignoranza, non potevano comprenderla né potevano comprendere la Verità che animava il suo spirito eletto: la consapevolezza dell'esistenza di una Trascendenza che non è la realtà la fenomenica. Il suo meditare sulla sofferenza umana la condusse dapprima, seguendo un cammino caro alla tradizione orientale, dall'antico induismo all'illuminazione del Budda, ad individuare l'origine del dolore umano nella legge del Karma e nella necessità di evolvere da incarnazioni passate, ma poi, non sentendosi appagata da questa spiegazione, Mata comprese l'importanza di essere attivi e alleviare con Amore le sofferenze umane anziché accettare passivamene l'attuazione dolorosa nella vita individuale delle leggi del Karma. In questo, cosa che ormai appartiene al nostro tempo, come ci attestano già le scelte di molte anime elette, ma anche di molti che vivono una vita anonima eppure per questo non meno degna di ammirata approvazione, Mata unisce la concezione orientale a quella che in occidente ha il suo più elevato esempio in San Francesco d'Assisi: la contemplazione dei retroscena spirituali della vita fenomenica da una parte ma anche e l'operoso agire nel mondo. Il potere taumaturgico della Compassione e dell'Amore è messo al servizio degli uomini sulla Terra per alleviarne le sofferenze ma anche per accompagnare in modo illuminato il cammino evolutivo. Così Mata diviene Amna e dà inizio al suo peregrinare per l'India "in soccorso dei bisognosi"! Con il suo tessere operoso attraverso l'esempio e la parola Amna ha radunato intorno al suo progetto migliaia di persone che ora l'aiutano a realizzare case per i senzatetto, a fornire cure mediche agli ammalati, a sollevare dall'indigenza i più poveri.....
Amna rileva che la maggior parte degli esseri umani vede la vita come una lotta costante per la sopravvivenza e pertanto crede nella "teoria della sopravvivenza del più forte"; queste stesse persone dirigono ogni loro sforzo a crearsi un lavoro, una famiglia, una posizione sociale..., in una parola una vita il più possibile tranquilla e stabile, e, quando l'hanno raggiunta, si sentono soddisfatte, ma anche se questo è importante, c'è qualcosa di molto più importante di cui ognuno dovrebbe occuparsi. Oltre che corrispondere ai propri doveri e alle proprie responsabilità nei confronti propri ed altrui, ciascun essere umano ha un compito ancora più elevato: quello di conoscere chi siamo e perché esistiamo; il vuoto incolmabile e la solitudine straziante che regnano nell'intimo di molti uomini derivano dal non aver essi raggiunto la consapevolezza del proprio sé e quella dell'esistenza di una Verità Suprema. Per Amna seguire un cammino spirituale è connaturato i ogni singolo essere umano è a chi un giorno le chiese il perché, rispose che è "come se il seme chiedesse: Perché dovrei andare sottoterra?". Il Divino esiste in ogni essere e ciascuno può, se vuole, sperimentarlo. "Non sprecate nemmeno un secondo. Servite gli altri, soprattutto i poveri - senza aspettarvi nulla in cambio. .... chi offre compassione è il primo a ricevere benedizione divina!".
Le attività umanitarie di Amna hanno ricevuto molti riconoscimenti: dal 1993 ad oggi Amna ha ricevuto vari premi ed onorificenze, è stata invitata a partecipare a varie ed importanti conferenze internazionali , e questo certamente ha contribuito ad ampliare e solidificare le sue stesse attività. In particolare vogliamo qui ricordare il Premio per la Pace mondiale conferitole in occasione della Conferenza per la Pace Mondiale a Pune, India, il premio Gandhi-King per la Non-violenza, presso la sede dell’ONU di Ginevra, conferitole dal movimento mondiale per la Non-violenza, l'invito a tenere il discorso conclusivo al Parlamento delle Religioni del Mondo, a Barcellona....

di rosalia de vecchi




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