venerdì 4 luglio 2014

Bovino: piccola perla medievale







castello di Bovino


facciata del duomo di santa Maria Assunta

Bovino: piccola perla medievale

Bovino, in Puglia, al centro della "Selva nera" pugliese, in quel vallo stretto e lungo un tempo non molto lontano popolato da una moltitudine di audaci e feroci briganti, del cui ardimento canta nei suoi tanti melodiosi canti la poesia popolare, Bovino, che vide uomini non soggetti alle leggi dormire sotto un albero con un coltello tra i denti e un fucile tra le gambe, che ascoltò i sussurri e i sospiri di donne appassionate e innamorate, che osservò carovane di uomini e di merci passare attraverso la via consolare, Bovino, che tante volte distrutta e rasa al suolo fu riedificata e risorse, oggi è, piccolissimo mucchio di case, scrigno di memorie passate, di cui conserva le cose migliori.
I Romani, durante le guerre sannitiche, la sconfissero e la demolirono nel 318 a. C.. Poi la ricostruirono. Ma nel 663 Costante II, imperatore d'Oriente, venutovi per cacciar via i Longobardi, la mise di nuovo a ferro e a fuoco ; più tardi i Saraceni, nel 972, l'incendiarono. Ottone I di Sassonia l'assediò e ne distrusse l'acquedotto romano. Nel 1045 Drogone il Normanno la rase al suolo e che si dice che non ne abbia lasciato in piedi nemmeno un muro. Ungaretti dovette attendere la grande guerra per dire: Di queste case/ Non è rimasto/ Che qualche/ Brandello di muro/....Bovino, solo all'inizio del primo millennio, aveva conosciuto già due volte la distruzione totale, l'annientamento. Ma, come la Fenice risorge dalla cenere, Bovino risorse un'altra volta, già bella e pronta a farsi devastare ancora altre volte: nel 1456 dal terremoto, nel 1528 dal francese Odet de Foiz visconte di Lautrec, nel 1656 dalla peste, nel 1851 da un altro terremoto. Oggi, a 647 metri di altezza, Bovino gode di un'estesa veduta della Puglia fino all'Adriatico. E' l'antichissima Vibinum fondata dai Romani 1184 anni avanti Cristo, che Plinio e Polibio ricordano come municipio elegante e prestigioso, con i suoi templi, il suo acquedotto, le sue porte turrite, il suo forum e le sue terme, i monumenti e i suoi orti e giardini. Oggi Bovino ospita il più antico esempio di romanico - pugliese: la cattedrale, ossia il duomo di Maria Assunta, che, ora monumento nazionale, fu costruita nel 905, con elementi bizantini e sovrapposizioni gotiche. Tre navate suddivise tra loro in gran parte con pezzi di recupero. Tipico sistema di riorganizzare strutture preesistenti dell'epoca del risveglio intorno al 1000! La facciata asimmetrica fu aggiunta nel 1231, con il protome, ossia la decorazione a forma di testa bovina che è simbolo dell'evangelista Luca.

Un altro tesoro di Bovino è il castello, fatto erigere dallo stesso Drogone che aveva assediato e distrutto il luogo. Ampliato poi da Federico II, nel 1600 esso ospitò i duchi Gonzaga e più tardi passò ai duchi Guevara che per tre secoli finalmente assicurarono a Bovino tanto provata un periodo di pace, proprio quando il resto della penisola italiana fu maggiormente sconvolta dall'avvicendarsi di dominatori.

I duchi Guevara, illustre famiglia di Spagna,ospitarono nel loro "imponente e magnifico" castello capi di governo, esponenti di famiglie reali, alti prelati ecclesiastici. Essi stessi ricevettero molte importanti cariche pubbliche e costruirono palazzi, biblioteche, ponti e stazioni postali. Nel 1651, Giovanni, quinto duca di Bovino, fece costruire una biblioteca così grande e piena di testi preziosi da venir considerata la prima biblioteca del regno delle due Sicilie. E nella cappella del castello venne posta la "Spina santa", ossia, si dice, una spina della corona che cinse il capo di Gesù e questo aggiunse grandissima importanza al castello. Nel castello trovarono ospitalità personaggi illustri quali Manfredi, Torquato Tasso, Luigi Vanvitelli , Giovanni Battista Marino, Maria Teresa d'Austria.
Quando, con la riunificazione del Regno D'Italia, i problemi connessi con la riorganizzazione e l'amministrazione del territorio unito diede luogo a fenomeni di grave peso storico quali il brigantaggio, la famiglia ducale, nel giro di una decina d'anni, finì per consumare ogni suo ultimo residuo di aristocratico lustro e di memorie di antiche gesta e spentosi anche, nell'orrida gola tra i monti, l'ardore dei briganti e delle loro donne appassionate, anche Bovino, l'ultima volta ricordata, e immortalata, in una novella di Giovanni Verga, scomparve lentamente nel ricordo dei più.
Con i suoi viottoli stretti e lunghi e i suoi ripidi scalini, in mezzo ai castagni, ai pioppi ed agli ulivi, senza più tutti quelli tra i suoi figli costretti ad emigrare, memore dei suoi trascorsi tragici ma anche delle sue grandezze, Bovino, "silenziosa, linda e pacata nelle sue casette bianche con i tetti grigi", come la racconta l'archeologo Nino Lavermicocca, è da questi detta : Urbino del Sud.

© rosalia devecchi


 



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