giovedì 7 maggio 2015

i Normannni in Sicilia: Ruggero II

I Normanni, che dalla Scozia alla Sicilia diedero prova di straordinaria capacità di adattamento alle varie condizioni ambientali e culturali delle regioni d’Europa in cui si stanziarono, e di altrettanta straordinaria energia, quale seppero infondere nei popoli che governarono e dai quali infine furono assorbiti scomparendo non senza lasciare vasta eco della loro sagacia e del loro coraggio, governarono la Sicilia per un secolo circa, dal 1090 al 1194.
Dopo che nel 1059 Roberto il Guiscardo era riuscito ad ottenere dal Papa il riconoscimento del ducato di Puglia e Calabria da lui conquistato, col dichiararsi “vassallo della Chiesa”, egli stesso affidò al fratello Ruggero il compito di portare a termine la conquista della Sicilia.
Ruggero I, che era il più giovane dei fratelli Altavilla, conquistò l’isola, dove da più di due secoli governavano gli Arabi: dal 1061, anno in cui sbarcò a Messina, per vent’anni combatté fino ad averla tutta.
Quando nel 1101 egli morì, la Sicilia e l’Italia meridionale già erano una potenza politica europea.
Per i Normanni infatti controllare lo stretto di Messina da una parte e dall’altra il tratto di mare che va dalla Sicilia all’Africa significava poter disporre dei più importanti porti dell’epoca, da quello di Amalfi e di Salerno a quello di Palermo e a quelli sulla costa settentrionale dell’Africa, compresi quelli arabi di Spagna e Tunisia e pertanto poter gestire il commercio di una vasta area mediterranea.
Ruggero II, secondogenito del Gran Conte di Sicilia, successe al padre. Unificò i possedimenti normanni, il ducato di Puglia e la contea di Calabria e Sicilia, e si fece incoronare re di Sicilia e di Puglia nel 1130 dall’Antipapa Anacleto II nella Chiesa della Martorana, a Palermo, città che scelse come capitale del suo regno. Infatti aveva colto l’occasione della morte senza eredi di Guglielmo, duca di Puglia e nipote di Roberto il Guiscardo, per reclamare per sé quale più diretto parente i territori dell’Italia meridionale appartenenti agli Altavilla e, non avendoli ottenuti, se ne impadronì con la forza delle armi. Primo tra tutti ad osteggiarlo era stato lo stesso Papa Onorio II, che aveva promosso contro di lui una Crociata, destinata a fallire.
Di Ruggero poco si sa relativamente all’infanzia: nato il 22 dicembre del 1095, visse a Palermo ed ebbe valentissimi precettori sia greci che arabi, infatti parlava correntemente entrambe le due lingue. Quando nel 1101 morì il padre, il governo passò alla madre Adelasia di Monferrato, che, energica, autorevole ed illuminata, insieme ai suoi valenti consiglieri, adempì il suo compito con grande prestigio. Venuto a mancare prematuramente, a soli 10 anni, anche il fratello maggiore Simone, il titolo di Conte di Sicilia spettò a lui, che, raggiunta la maggiore età, diede subito prova della sua abilità di governo.
Ambizioso e pieno di coraggio come lo zio Roberto il Guiscardo, pronto nel giudizio e nelle decisioni, Ruggero era un uomo che non si sottraeva a nessuna fatica, tanto che il suo biografo musulmano, Idrisi, scrisse di lui che nel sonno era più attivo di molti uomini svegli. Non si lasciò fermare nella realizzazione dei suoi disegni da nessuna forza politica, pur essendosi procurato con la fermezza del suo agire non pochi nemici , a cominciare dal Pontefice, che fin dall’inizio non a torto vide in lui chi avrebbe potuto limitare o indebolire il proprio potere. Né meno ostili gli erano gli Imperatori tedeschi, ai quali aveva tolto le terre d’Abruzzo o gli Arabi, che non avevano smesso di sperare in una riconquista, o ancora i Bizantini, che continuavano a desiderare di realizzare il sogno antico di riappropriarsi dell’Italia meridionale, e le Repubbliche marinare di Genova, di Pisa e di Venezia che erano gelose dei propri interessi commerciali. Ruggero li fronteggiò tutti ed ogni volta, dopo averli sconfitti, ne uscì più forte. Alla morte dell'antipapa Anacleto II, nel 1138, dopo aver definitivamente vinto papa Innocenzo II, riuscì ad ottenerne il riconoscimento del titolo regio, in qualità di vassallo.
Così, ormai stipulata la pace con il Pontefice, Ruggero II, poté riprendere la sua espansione nel Mediterraneo, dalla costa tunisina alla Grecia, fino a tentare un attacco contro la stessa Costantinopoli.
Ma soprattutto egli diede inizio, avvalendosi del consiglio e dell’’aiuto di intelligenti collaboratori, scelti tra Greci, Ebrei, Arabi, all’edificazione di uno stato moderno, di gran lunga il più avanzato di tutti gli altri Stati medievali europei: il Regno di Sicilia divenne infatti uno dei più potenti ed ordinati con una propria amministrazione moderna e centralizzata, una giustizia equa garante della persona e dei beni e con una base legislativa. Emerse, dalle sue riforme, una nuova figura di sovrano, dotata più che di coraggio e di forza, qualità comuni ai più grandi uomini del medioevo, d’ intelligenza, di chiara visione dello Stato e di potere. Una figura di sovrano che del futuro assolutismo monarchico possedeva già il carattere centralizzato dello Stato, ma che nel contempo univa le qualità di un mecenate e di un futuro principe illuminato.
Ruggero, pur non opponendosi all’ormai stabilizzato sistema feudale, limitò il potere dei feudatari con l’istituzione di tribunali alle sue dirette dipendenze, che avevano giurisdizione su tutti indistintamente e con un complesso unitario di leggi, esteso a tutte le parti del regno. Nel 1140 promulgò una raccolta di leggi, nota con il nome di “Le assise di Ariano”: nel castello di Aviano Irpino, luogo nel quale aveva tenuto il Primo Parlamento, appena divenuto re, Ruggero emanò il corpus legislativo che è da considerare la nuova costituzione del Regno di Sicilia. Una sintesi di tradizioni giuridiche dal diritto romano al Codice Giustinianeo, all'Editto di Rotari e allo stesso diritto ecclesiastico. Una costituzione che sanciva il potere forte e centralizzato di un governo imperniato sulla stessa figura carismatica e onnipresente del re, coadiuvato dalla “Magna curia, un fedele e sceltissimo Consiglio della Corona, che eliminava ogni pericolo di anarchia e vanificava ogni tentativo di autonomia locale, pur nell’assoluta tolleranza religiosa e nel totale rispetto delle diversità etniche dei vari popoli del regno. Musulmani, Ebrei, Greci ortodossi, chiunque poteva accedere ad alte cariche se ne possedeva le qualità. Egli stesso vestiva secondo i costumi musulmani. Ottenuto l’ordine nei rapporti con gli Stati esteri e all’interno del regno, il suo liberalismo ottenne prosperità e benessere per tutti i sudditi. Idrisi nel suo “Libro di re Ruggero” racconta come i contadini, sebbene sfruttati, come sempre, dai più furbi, lavoravano e mantenevano rigogliose le campagne ma potevano godere di canti e danze delle numerose feste religiose…come ad esempio, durante la vendemmia, con feste simili agli antichi saturnali e già anticipatrici del carnevale…Città come Messina, Catania, Siracusa, secondo quanto ci tramanda Idrisi, splendevano come nei tempi cartaginesi e greco latini. Palermo era divenuta la città più bella del mondo. “Fa girare la testa a chi la guarda – scrive -… ha edifici di tale bellezza che i viaggiatori si mettono in cammino attratti dalla fama delle meraviglie che quivi offre l’architettura, lo squisito lavorio e l’ornamento di tanti ammirevoli ritrovati dell’arte.”.
Ibn Jubair, visitatore musulmano di Palermo nel 1184,si dice abbia esclamato : “Una stupenda città! … I palazzi del re la circondano come collana al collo di una fanciulla dai floridi seni.”. I visitatori restavano stupiti per la pacifica convivenza di genti tanto diverse, tendevano l’orecchio alle diverse favelle e guardavano ammirati l’ergersi affiancate di chiese sinagoghe e moschee, mentre si aggiravano per le vie frequentate da cittadini eleganti e giardini rigogliosi e quieti. Ruggero aveva fatto pervenire abili setaioli dalla Grecia ed ora si producevano sete sontuose e stoffe a fili d’oro presso i tessitori. Gli intagliatori creavano delicati cestini cesellati in avorio e i pavimenti delle case splendevano di mosaici colorati. Nel 1143 artisti greci costruirono un convento per un ordine di monache greche, oggi la Martorana, che ha conservato poco dei suoi elementi originari.

Lungo la parte interna della cupola corre l’iscrizione in arabo di un inno cristiano-greco! !
Nel 1132 Ruggero ordinò la costruzione della splendida Cappella Palatina, un vero gioiello in ogni suo particolare: i pavimenti in marmo policromo, il soffitto in legno a favi d’ape, i 282 mosaici…. e il Cristo che guarda solenne sopra l’altare. …
Aveva 59 anni Ruggero II quando morì; era persino un po’ più vecchio del grande nipote Federico, che invece ne aveva appena 57 quando ebbe compiuto il suo destino terreno!
Due vite che nella loro brevità sfidano i tempi per l’eccellente valore che le contraddistingue.

Cristo incorona Ruggero II re di Sicilia. Mosaico nella chiesa della Martorana a Palermo (metà del XII secolo).



Alessandro, abate di S. Salvatore di Telese, racconta così dell’incoronazione di Ruggero II:
"…Fu tale la pompa che parve che tutte le ricchezze e le magnificenze del mondo si fossero riunite a Palermo. Le sale della reggia erano ricoperte di preziose tappezzerie, i pavimenti di tappeti di squisita fattura. Il nuovo re uscì preceduto da tutti i baroni e cavalieri del regno che incedevano a coppie, montati su superbi cavalli dai finimenti d'oro e d'argento; seguivano il monarca, i più autorevoli personaggi anch'essi riccamente vestiti e su cavalli magnificamente bardati. Giunto al duomo, Ruggero fu consacrato dagli arcivescovi di Benevento, di Capua, di Salerno e di Palermo e ricevette la corona dalle mani del principe di Capua. Alla cerimonia seguirono sontuosi banchetti in cui non fu usato altro vasellame che d'oro e d'argento; gli scalchi, i paggi, i donzelli e perfino i valletti che servivano le mense erano vestiti di tuniche di seta….".


dai "quaderni di storia per i ragazzi" di rosalia de vecchi

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