lunedì 4 maggio 2015

Teodora


Di lei Procopio scrisse: “ E’ impossibile a essere umano esprimere a parole o mediante statue la grazia dell’Imperatrice.”.
Con queste parole lo storico di Cesarea, che come segretario di Belisario partecipò alla vita della corte bizantina del VI secolo d. C. , della quale ci racconta nelle sue opere, ci lascia intuire il fascino che dovette possedere una delle più grandi e famose regine di tutti i tempi: Teodora.
Curioso, però, è il fatto che a lui, che in ogni suo scritto non mancò occasione per tessere le lodi dell’imperatrice, sia stato attribuito un libro non pubblicato e intitolato Anedocta, nel quale vengono narrati episodi scandalosi della vita della regina precedente il suo matrimonio con Giustiniano. I più ritengono che l’attribuzione di questo scritto a Procopio sia un falso e che si tratti invece del basso tentativo di denigrazione della donna divenuta la più potente e celebre dell’Oriente cristiano da parte di qualche autore ignoto. E infatti, sebbene sul suo conto circolassero voci che la volevano essere stata una donna di facili costumi, né Procopio, né la stessa Chiesa per bocca dei suoi teologi, che pure non nascosero la propria opinione in merito alle eresie della regina, proferirono mai parola che fosse denigratoria nei suoi confronti.
Figlia di un domatore di orsi, come ci tramanda lo stesso Procopio, Teodora trascorse la sua infanzia nel circo; divenuta donna, fece l’attrice, divertendo il pubblico con le sue oscene pantomime, ebbe un figlio illegittimo e fu l’amante del siriaco Ecebolo, da cui fu abbandonata. Erano quelli tempi in cui le attrici erano ritenute donne che si prostituivano.

Quando Giustiniano la conobbe, Teodora era una donna povera ed onesta che si guadagnava da vivere filando la lana. L’imperatore, innamoratosi di lei, le fu prima amante poi la sposò. Di queste notizie sul conto di Teodora noi moderni, tuttavia, non possediamo certezze.
Il matrimonio e subito dopo l’incoronazione furono celebrati nella Basilica di Santa Sofia.
Sappiamo invece senza incertezze o dubbio alcuno, che una legge anteriore a Giustiniano aveva liberalizzato il matrimonio tra caste diverse e che Teodora, salita al trono come donna non certo appartenente alla buona società, si comportò sempre, dall’inizio alla fine dei suoi giorni come una vera regina. Fu, sicuramente, avida di denaro e potere e non sempre seppe controllare la sua indole imperiosa né si creò scrupoli a tramare, se ve ne fosse la convenienza, contro lo stesso Giustiniano, che l’amò sempre e sempre tollerò con la pazienza di un filosofo e con l’instancabilità di un innamorato questi suoi intrighi e le sue intromissioni nella vita politica.
L’imperatrice dormiva poco, mangiava e beveva molto, trascorreva lunghe villeggiature al mare, le piacevano i gioielli e il lusso, era, per volere dello stesso Giustiniano, alla pari con lui per quanto riguarda l’autorità decisionale nei rapporti diplomatici compresi quelli ecclesiastici e nelle grandi questioni dello Stato. Ma, anche se talvolta operò contro il marito, sempre lo fece a favore dello Stato. Intelligente, incapace di stupidità come di falsità, terribile alle volte nelle sue rapidissime decisioni tanto da essere giudicata crudele e spietata, e non a torto se coloro che le erano nemici non di rado sparivano misteriosamente senza lasciare alcuna traccia di sé, ma pur capace di perdono e soprattutto incline a vegliare sulle situazioni morali e a combinare matrimoni. In vecchiaia si auto investì dell’elevato incarico di custodire la morale pubblica.
Si interessò di questioni teologiche, discutendo sulla natura di Cristo, tema del resto molto dibattuto ai suoi tempi. Non riuscì mai a comprendere la questione delle due nature e accettò la dottrina monofisita.
Di fatto, convinta com’era che il futuro dell’Impero risiedeva nelle ricche province orientali di Asia, Siria ed Egitto, mentre frenava l’intolleranza religiosa di Giustiniano e combatteva contro lo stesso imperatore ed il papa, in segreto proteggeva la nascita di una Chiesa indipendente monofisita in Oriente.
Protesse lei stessa eretici e bloccò i processi giudiziari in corso contro i monofisiti.
Teodora la cui ieratica immagine occupa il punto focale del celebre mosaico di San Vitale a Ravenna, morì nel 548 ammalata, sembra, di tumore.

La sua morte fu un dolore molto grande per Giustiniano. A 56 anni, la grave perdita della consorte e della compagna del regno rese il suo animo vuoto del coraggio e della chiarezza intellettuale indispensabili a chi governa, pertanto egli affidò l’incarico di provvedere all’Impero ai suoi subordinati e si ritirò rifugiandosi nell’approfondimento degli studi teologici.

© rosalia de vecchi

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