mercoledì 6 maggio 2015

le divinità femminili azteche






Una poesia azteca, un inno ad Ometeotl, recita:



Colui che ci ha dato la vita si fa beffe di noi,
solo un sogno rincorriamo
oh, amici miei,
il nostro cuore ha fede
ma lui si fa beffe di noi
Ma con emozione noi troviamo gioia
in tutto ciò che è verde e nella pittura,
colui che dà la vita ci fa vivere,
lui sa, lui decide
come noi, gli uomini, moriremo.
Nessuno, nessuno, nessuno
vive veramente, sulla Terra.

( Manoscritto/Cantares mexicanos/Biblioteca Nazionale del Messico)



Le figlie della "vecchia madre

Ogni popolo dell'antico Messico aveva le sue divinità femminili : profondamente ambivalenti, esse erano nel contempo dee dell'amore e della fertilità e signore della guerra e della morte. 
Come il popolo Otomis, gli Indiani abitatori della parte centrale del Messico, credevano nella coppia primordiale della "vecchia madre" e del "vecchio padre" da cui discendevano tutte le altre divinità, così gli Aztechi credevano nella coppia Ometecuhhtli/Omecihuatl. E forse questi ultimi derivarono la loro divinità proprio da quella degli Otomis. Infatti presso entrambi i popoli si tratta di una divinità duale. Ometeotl, il nome con cui gli Aztechi indicavano quest'unica divinità dal duplice aspetto, significa proprio "signore della dualità",  come Ometecuhhtli significa "uomo della dualità" e Omecihuatl "donna della dualità". L'origine di Ometeotl è tolteca; se ne trovano tracce nella città di Teotihuacán, sebbene non esistano templi a lui dedicati. L'uomo e la donna della dualità, secondo gli Aztechi, dimoravano nel "posto doppio" e il dio della dualità era chiamato in vari modi, tutti ricchi di fascino: "Padrone di ciò che è lontano e e di ciò che è vicino"; "Inventore di se stesso"; "Colui che dà la vita"...
La "vecchia madre", per alcuni aspetti, la si può collegare anche con la dea Tonacacihuatl: entrambe sono collegate alla nascita, alla nutrizione -in particolare al mais- e pertanto per estensione alla fertilità ed entrambe sono identificate sovente con "colei che indossa una gonna di stelle". Tonacacihuatl è rappresentata anche come una giovane fanciulla con i fiori o come una madre che utilizza il sole come scudo o anche come una donna che possiede l'abbraccio della morte. E' sposa di Tonacatecuhtli, suo fratello e marito, il Dio creatore con il quale ha creato tutte le cose. La loro unione era particolarmente venerata dai Toltechi in quanto vista come il simbolo del rapporto tra sole e luna.

Le divinità femminili erano ritenute, presso i popoli meso-americani, legate alla terra ma anche alla luna: ne possedevano il duplice aspetto. Dee della fecondità e pertanto legate con il sole e con i fiori, esse, non dissimilmente dalle dee celtiche o dalla Devi dell'antica India o dalla Ishtar mesopotamica, per un fatto che va al di là del tempo e dello spazio ed è senza alcuna influenza reciproca, erano anche le "signore della guerra".
Pensiamo, ad esempio, alla dea Itzpapalotl, la "farfalla con gli artigli", la "farfalla di ossidiana", la spaventosa divinità dall'aspetto di scheletro, protettrice delle donne morte durante il parto e rappresentante dello spirito ancestrale delle tztitzimime, gli spiriti femminili dall'aspetto di scheletro provenienti dagli abissi tenebrosi. Oppure pensiamo a Coatlicue, la dea dalla veste di serpente, che, fecondata da una piuma discesa dal cielo, diede alla luce il dio Huitzilopochtli, il grande guerriero. Dea del fuoco e della fertilità, madre delle stelle del sud, Coatlicue è anche la Tlazolteotl degli Huaxtecs, la dea dell'ordine spirituale, colei che divora ogni lordura, ogni peccato dai morti che a lei si confessano ed è anche Tzitzimicihuatl, la dea "del Regno dell'ovest", anch'essa connessa con la fertilità e adorata dalle ostetriche e dalle donne partorienti ed associata alle soprannominate divinità femminili.
Queste figure si mischiano e s'incrociano tra loro per le loro caratteristiche simili e tutte mantengono il duplice aspetto di vita e fertilità e quello di morte, non diversamente dagli antichi miti relativi all'agricoltura, al sonno invernale delle piante, al fiorire e al rinnovarsi della stessa vita....il "Regno dell'Ovest" è il luogo della morte, il luogo in cui il sole sparisce... Un legame particolare con i fenomeni naturali è quello della dea Chalchiuhtlicue, la dea vista anche come dea della bellezza e rappresentata come un fiume che scorre, da cui ha sviluppato l'albero del fico d'India carico di frutta e simbolizzante il cuore umano: il suo infatti è un legame con la natura in un certo senso privilegiato, poiché l'acqua che cade dal cielo è balsamo per la terra, condizione indispensabile per la sua fertilità. Chalchiuhtlicue, "colei che ha la gonna di giada", protettrice di laghi e ruscelli, sposa di Tlaloc, il vecchio dio della terra e della pioggia, che nel "quarto mondo" ha scatenato il diluvio per punire i malvagi, ha protetto l'umanità cambiando gli uomini in pesci in modo che le acque non li annegassero e generando un ponticello che collega la terra al cielo per i suoi protetti. Di lei si narrano diverse storie, ma tutte tra di loro ben collegate in quanto a significato simbolico. Inoltre la si vede come una versione della dea Chicomecoatl, la "rivestita dai Sette Serpenti", che governa il mondo vegetale e dimora nelle profondità della Terra. Il serpente che abita le profondità della Terra è un animale al quale le divinità femminili ctonie azteche sono in raporto quasi sempre costante: Chicomecoatl, Coatlicue, Ciucoatl... Del resto le divinità ctonie sono generalmente femminili. Bernardino di Sahagùn racconta che la dea Ciuacoatl è stata assimilata anche ad Eva e alla Vergine Maria. Maria, anch'essa chiamata "colei che ha la gonna di serpente" è la dea che lotta contro il serpente, simbolo del male e della sciagura. Infatti la basilica di Nostra Signora di Guadalupa, che commemora l'appparizione della Madonna ad un giovane contadino sul monte Tepeyac nel 1531 è stata costruita su un antico tempio dedicato a Coatlicue.
Così le divinità azteche si manifestano tenere e terribili ad un tempo.
Di fatto, alle culture meso-americane è proprio il sentimento della complementarietà piuttosto che quello della contrapposizione: per loro notte e giorno, luce e tenebre non sono antagonisti ma piuttosto complementari, tanto che possiamo contemplare al Museo nazionale di antropologia di Città del Messico la monumentale e terrificante statua di Coatlicue, la dea dalla veste di serpenti, alta due metri e sette, il cui viso è composto da due serpenti che si fronteggiano.


Inno a Tlazolteotl


Il mio cuore è un fiore, è radioso


e governa la notte.


Ecco: è venuta nostra madre


è venuta Tlazolteotl!


A Tamoanchan è nato il dio del mais


tra i fori, è un Fiore!


Egli è nato nel paese della pioggia e della bruma,


nel paese dei fiori, Egli è un fiore!


... ... .... .... .....

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